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Biografia 2
Dopo aver firmato un contratto senza restrizioni con la casa discografica
RCA, con sede in Roma, alla fine del 1972, Renato entra subito in
studio di registrazione con l'intenzione di realizzare un LP con
un filo conduttore che legasse i brani l'uno con l'altro Alle prime
conclusioni ebbe la sensazione di confondersi con altri cantautori.
Decise di cambiare l'atmosfera. I tempi si allungavano ma, oltre
a non perdersi d'animo, si caricava sempre di più. L'importanza
del suo primo LP lo rendeva molto critico ed in ogni caso non era
soddisfatto dei risultati ottenuti. Sentì allora il bisogno
di registrare dal vivo, su un palcoscenico aveva fatto anni d'esperienze.
Si sentiva a suo agio e sicuro di sé. Cercò minuziosamente
uno spazio adeguato e, dopo profonda meditazione, scelse un locale
nel cuore di Roma, un glorioso Folkstudio dove si era esibito anche
Bob Dylan. Non gradì molto la situazione e volle organizzare
subito una presentazione in un altro locale. Scelse immediatamente
il Teatro Centrale e volle registrare direttamente lì il
suo primo album. Fu invitata una folta schiera di addetti ai lavori,
compreso Eddy Ponti che salì sul palco e lo presentò.E'
il 1973, e nasce l'album dal vivo "NO MAMMA NO".Quell'apparizione,
dai critici, fu segnalata come un tentativo di imitare personaggi
stranieri. Renato ne rimase sgomento. Dopo anni di lavoro sotterraneo
non accettava la definizione di "Copione". Quel ruolo
era stato sempre suo, prima della nascita del personaggio "Bowie"
e a nulla valsero le sue rimostranze, fu lo stesso etichettato una
"copia". Anche in RCA si sentiva questo peso, lo stesso
Bowie era un loro artista.
Iniziarono obbligatoriamente le prime incomprensioni tra Renato
e la RCA, per il mancato supporto economico (che la casa aveva promesso)
destinato alla produzione di spettacoli dal vivo, importanti anche
per la promozione del disco.
Renato sapeva che esprimere davanti al pubblico il significato di
un'opera musicale portava ad essere compreso ed apprezzato e, per
questo motivo, era pronto ad un'estenuante tournee nonostante la
RCA continuasse a definire il disco "Poco coinvolgente"
e non voleva rischiare.Nel 1974, Renato aveva già preparato
un altro LP ed era pronto ad inciderlo, ma discografici non erano
ancora molto convinti. Renato preparò personalmente un comunicato
stampa.
“Renato Fiacchini, nato a Roma il 30 Settembre 1950, sarebbe
stato un ottimo impiegato della SIP se non fosse stata la sua eccentricità
ed il suo estro a ricordargli che il suo posto era sul palcoscenico.
Ha dovuto lottare per imporsi contro il mondo che voleva fare di
lui oggetto di studio e di ricerca. Oggi il mondo sa di avere a
che fare con un artista che canta la sua vita e quella degli altri…..”.
Questa dichiarazione fu presa con ironia dai critici che non gradivano
una figura di cantante intellettuale indipendente fece infuriare
Renato che rispose:
“Dall'incertezza di non arrivare ad essere capito alla sicurezza
di un contatto vero con il pubblico, con il mondo e con me stesso.
Sotto i lustrini di questo personaggio prende forza un'anima che
spero ardentemente arrivi fino a voi”.
Per Renato le maschere ed il trasformismo hanno il significato di
rappresentare l'uomo, l'individuo che si maschera dietro qualcosa,
per mettere in evidenza i "mali" della società.
Nasce così "INVENZIONI" con brani dai testi un
po’ forti per il periodo in cui viene pubblicato: "Qualcuno
mi renda l'anima", "L'evento", "Tu che sei mio
fratello", "Depresso", sono sintomatici di argomenti
e situazioni che in alcuni casi, Renato ha addirittura anticipato.
Arriva il 1976 e finalmente Renato riesce ad ottenere dalla sua
casa discografica (la RCA), le basi musicali delle sue canzoni.
E' fondamentale per l'Artista andare incontro alla gente, esibirsi,
solo così può far conoscere il suo "mondo".
Prepara contemporaneamente un nuovo album e la sua prima tournee,
entrambi con uno stesso filo conduttore: il "TRAPEZIO".
Renato stesso spiega il senso del suo nuovo lavoro: “Trapezio
non è altro che la rappresentazione di una Broadway fallimentare,
in decadenza, dove tutti i personaggi alla fine dello spettacolo
si scoprono meno artisti ma più esseri umani, forse anche
perché sconfitti.
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